Sanzione disciplinare: l’illecito deriva sia da norme che dal codice affisso in azienda

La Cass. civ., sez. lav., 11 ottobre 2013, n. 23172 prevede che, in tema di sanzioni disciplinari nell’ambito del rapporto di lavoro, il principio di tassatività degli illeciti non può essere inteso nel senso rigoroso imposto per gli illeciti penali dall’art. 25, comma 2, della Costituzione. Si deve invece, distinguere tra gli illeciti relativi alla violazione di prescrizioni strettamente attinenti all’organizzazione aziendale, per lo più ignote alla collettività e quindi conoscibili solo se espressamente previste ed inserite, perciò, nel c.d. "codice disciplinare" da affiggere nel luogo di lavoro ai sensi dell’art. 7 della L. 300/1970, e quelli costituiti da comportamenti manifestamente contrari agli interessi dell’impresa o dei lavoratori, per i quali non è necessaria la specifica inclusione nello stesso codice disciplinare, poiché, in questi ultimi casi che possono legittimare il recesso del datore di lavoro per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, il potere sanzionatorio deriva direttamente dalla legge.
 
 

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